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Una guida alla scopera dei prodotti locali

26 June 2005 - Metropolis - Primo Piano: I Gourmet della Campania

Napoli. Anche se la Campania è piena zeppa di storia millenaria ed è figlia di una cultura che affonda le radici in tempi remoti, oltre ad essere un territorio dove la natura è stata particolarmente attenta a disegnare paesaggi, sia marini che montani, dai tratti unici, tanto da farne uno dei posti turistici più visitato al mondo, alcuni suoi luoghi stanno uscendo dall'anonimato solo grazie al rilancio di numerosi prodotti tipici. Prodotti della campagna, che nascono da un'agricoltura povera ma di qualità, o del lavoro artigianale dell'uomo che, nei secoli, ha imparato ad affinare tecniche e modi di preparazione senza mai abbandonare la tradizione del posto. Questa opera di recupero dell'immenso patrimonio enogastronomico regionale passa, senz'altro, attraverso la nuova consapevolezza dei produttori e degli artigiani di avere a disposizione materia prime d'eccellenza; ma passa anche attraverso l'attenzione che la stampa specializzata, sia della carta stampata che quella televisiva, sta riservando a questo comparto economico legato, soprattutto, alla gastronomia ed al turismo. L'ultima testimonianza, in ordine di tempo, di questo interesse è la "Guida Gourmet Campania" edita da Mondatori, in collaborazione con la Regione Campania, e curata da Angela Fortini. In questi giorni si trova in edicola allegata al mensile "Weekend Viaggi". Poi, in una versione più completa, con l'aggiunta di ristoranti ed alberghi, sarà venduta nelle librerie il prossimo autunno. Il pregio principale di questa guida è quello di aver raccolto in un unico libro di 160 pagine, in forma molto ristretta, informazioni utili ad avere un quadro complessivo di tutto ciò che si produce e come si fa. Una sorta di piccolo dizionario che elenca e descrive, per zone e province, tutto ciò che poi va a finire nei piatti e nei bicchieri delle tavole campane. Olio, formaggi, pasta, pane, frutta, salumi, pizza, vini e verdure; ma anche aziende agricole, negozi, sagre e ricette sono gli ingredienti che accompagnano, con un ricco corredo di belle foto, il lettore, buongustaio e non, lungo il territorio campano e dentro i suoi prodotti. E' la stessa curatrice a spiegare che la guida, oltre al turista, si rivolge agli abitanti della regione che spesso non conoscono i prodotti dell'eccellenza che si trovano a pochi chilometri da casa propria. Fortini che insegna lettere alla scuola media Diaz di Arzano, quella del libro "Io speriamo che me la cavo", è gastronoma per passione. Una passione nata ai fornelli del ristorante "Gallo Nero" di Napoli e cresciuta con studi sulla nutrizione e varie collaborazioni a giornali e riviste dove ha sempre sottolineato l'importanza della divulgazione di questa materia. "Questo libro vuole essere una vetrina delle eccellenze campane che aiuta a conoscerci di più - precisa la Fortini - La conoscenza è uno stimolo importante per fare sempre meglio. Molti turisti purtroppo identificano la Campania con la sola Napoli. Spero che questa nuova guida contribuisca a dare un quadro più completo della ricchezza enogastronomia della regione. Anche perché io amo andare oltre il cibo, entrare nella storia del piatto e vedere cosa c'è dietro, raccontando luoghi e tradizioni." Dietro i piatti ed il vino campano ci sono sicuramente la storia di piccole comunità, marinare o rurali, la tradizione che si tramanda di generazione in generazione e la fatica delle donne e degli uomini che da sempre raccolgono a mano le olive del cilentano o le uve del beneventano. Ma oggi questi prodotti, frutto di duro lavoro e per lungo tempo fonte di sostentamento dell'economia familiare, sono diventati il fiore all'occhiello della Campania da mangiare e da bere. Tanti hanno raggiunto i riconoscimenti dei prestigiosi marchi di tutela e di qualità dando lustro e fama ai territori di produzione. Doc, Docg, Dop e Igp accompagnano numerosi: i formaggi come il pecorino di Carmasciano, il caciocavallo Podolico dei Monti Picentini, il pecorino di Laticauda, la cacioricotta caprina del Cilento, la mozzarella di bufala; gli oli del beneventano, del Cilento della Penisola sorrentina; i salumi come la soppressata di Gioi Cilento, quella di Ripigliano e San Gregorio Magno, il salame di Napoli e quello di Mugnano del Cardinale, il prosciutto di Pietraroja; ortaggi come il carciofo di Paestum e quello di Schito; gli agrumi come i limoni di Sorrento e quelli della costiera amalfitana; la frutta e soprattutto i numerosissimi ed ottimi vini della regione. Ma nella guida sono elencate anche numerose aziende o esercizi commerciali, anche della nostra zona, che offrono prodotti o materie prime che riservano graditissime sorprese, come la "Pasticceria Mariglia no" di San Gennarello dove il titolare è arrivato primo ai campionati di Rimini per i suoi deliziosi dolci; o come l'azienda "Vesuvioro" di Portici che propone una serie di prodotti biologici coltivati nella zona del Parco Nazionale del Vesuvio; o ancora le aziende vinicole di Terzigno e Boscotrecase, "Villa Dora" e "Sorrentino" con i loro ottimi Lacryma Christi. La parte del leone in provincia di Napoli la fa, comunque, la penisola sorrentina con i caseifici come "Apreda" di Sorrento, dove si trovano pure rinomate gelaterie e pasticcerie come "Bouganvillea", della famiglia Cioffi e "Pollio" con le sue famose torte, "Scazzette del cardinale" o i tronchetti semifreddi alla nocciola.

Salvatore Tuccillo

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